
Discorso della Sindaca Ghidotti
Signore e signori, cari concittadini,
è un onore per me rivolgermi a voi in questa giornata importante, il 4 novembre, quando celebriamo l’Unità Nazionale e le Forze Armate del nostro Paese. Questo giorno ci invita a riflettere su valori fondamentali come la pace, la solidarietà e il coraggio, valori tanto necessari oggi quanto lo erano nei tempi passati.
La storia ci ha insegnato che l’unità è una forza invincibile. Oggi, in un contesto globale segnato da conflitti diffusi, dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente e oltre, ricordiamo il prezzo della pace e l’importanza del dialogo e della diplomazia. È fondamentale che i nostri sforzi siano rivolti a costruire ponti e non barriere, a promuovere la comprensione reciproca e a proteggere i diritti umani universali.
In questo contesto, voglio richiamare la nostra attenzione su un’opera letteraria particolarmente toccante: “Fiore di Roccia” di Ilaria Tuti, leggendovi uno stralcio del romanzo:
Siamo a Timau, frazione di Paluzza in provincia di Udine, nella regione di Carnia in Friuli Venezia Giulia, nelle Alpi Orientali, nel 1915.
Noi donne Stavamo pregando nella chiesa Timau, quando un ufficiale dell’esercito con fare poco convinto interrompe la funzione, percorre la navata precipitandosi con imbarazzo per l’ordine che doveva riportare a don Mauro.
L’Italia ha bisogno di voi donne. L’Italia chiede il vostro aiuto. L’Italia chiede il vostro coraggio.
Le parole pronunciate dalla voce del nostro prete, avevano un suono assurdo.
Maria, Agata, Lucia, Viola e Caterina, attonite e sgomente, si guardano in viso. La Guerra gli ha portato via loro figli, padri, fratelli e mariti.
In piazza c’è fermento e come loro vedono altre donne, arrivate dai paesi limitrofi. Si radunano attorno a un picchetto militare e capiscono cosa devono fare.
L’Italia ci sta chiedendo di caricare le nostre gerle di obici, munizioni, medicinali, viveri e lettere per raggiungere il fronte friulano. L’Italia chiede le nostre schiene e le nostre gambe.
Maria, ci dice: “Andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame.” Le montagne le conosciamo come le tasche dei nostri grembiuli e, chiuse nello scialle e con indosso gli scarpetz ci pieghiamo sotto il peso della guerra che portiamo sulle nostre spalle. Alcune di noi sono poco più che ragazzine, altre sono donne già avanti con gli anni. Soffochiamo i tuoni degli obici cantando, dividiamo pane e formaggio, rammendiamo le nostre calze.
Alcune di noi sono giovani madri, come Maria che ha quattro figli e il marito sul Carso. Prima di partire per l’ennesima spedizione, Maria allatta il più piccolo e lo ripone nella culla. Il percorso è lungo, le gerle stracolme, gli spallacci ci scavano nella pelle.
Decidiamo di fare una pausa e Maria la vediamo chinarsi come se dovesse prendere il suo fazzoletto caduto dallo scialle. Poi sentiamo il secondo sibilo e capiamo che i cecchini ci stanno sparando. Gli alpini accorrono in nostro aiuto facendoci da scudo.
Maria Plozner Mentil fu colpita da un cecchino austriaco sulle Alpi Carniche il 14 febbraio 1916 e, il giorno dopo, spirò.
A lei fu intitolata la caserma degli alpini di Paluzza, ora sede della protezione civile: Unica caserma in Italia ad essere dedicata a una donna.
Maria, Agata, Lucia, Viola e Caterina, sono solo alcuni nomi di donne che hanno supportato gli Alpini nel fronteggiare il nemico. Meglio conosciute come Portatrici Carniche, hanno percorso chilometri di camminamenti dove nemmeno i muli riuscivano a passare con carichi immani.
Questo romanzo ci offre una profonda riflessione su come storie apparentemente piccole e personali possano intrecciarsi con i grandi eventi storici. Allo stesso modo, ogni membro della nostra comunità ha un ruolo da svolgere nella creazione di un futuro migliore. La narrazione ci insegna che l’umanità e la compassione sono fondamentali anche nei tempi più bui e che le donne, con il loro coraggio e la loro resilienza, hanno sempre avuto un ruolo essenziale nelle vicende umane.
Mentre celebriamo le nostre Forze Armate e onoriamo il loro impegno nella difesa della pace e della sicurezza, siamo richiamati a supportare coloro che, non solo in Italia ma nel mondo intero, mettono la loro vita a servizio del bene comune.
Vorrei concludere con un augurio: che il nostro impegno collettivo sia sempre rivolto alla costruzione di una società giusta e pacifica. Che le storie di coraggio e umanità del nostro passato ci guidino verso un futuro di unità e prosperità condivisa.
Grazie a tutti per essere qui e buon 4 novembre.
Programma
